Espressioni facciali e emozioni corrispondono: vero o falso?

È possibile ricevere messaggi dalle espressioni facciali? Vero o falso?

Vero, anzi verissimo. Si tratta di messaggi, chiaramente dati da comunicazione non-verbale, che ci possono comunicare ciò che la persona sta pensando, provando o quello che vorrebbe dire. 

Pochi anni fa, la serie americana Lie to me, enfatizzando all’estremo la capacità di leggere le espressioni del viso (il protagonista sembrava quasi avesse capacità soprannaturali) ha mostrato come questa abilità possa essere utilizzata a livello professionale.

Non importa di cosa ti occupi: avvocatura, criminologia, selezione del personale, manager, formazione. Le emozioni non hanno limiti. E con loro anche la comunicazione: gli ambiti di applicazione di questa conoscenza sono quotidiani nel mondo del lavoro. Quotidiani e, molto spesso, sottovalutati.

Stato emotivo ed espressioni facciali: come capire chi ci sta di fronte?

Nel 1872 Charles Darwin scrive il saggio L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animalinel quale ipotizza che le emozioni siano innate perché prodotto dell’evoluzione. Alle emozioni corrispondono delle espressioni facciali e corporee che sono le stesse sia in uomini di diversa etnia, sia in primati non umani. Coincidenze? Non sembrerebbe.

Considerando il contesto storico in cui Darwin avalla queste ipotesi, gli studi non proseguono a causa delle critiche ricevute per l’associazione di sentimenti umani agli animali. 

L’interesse per il lavoro del famoso biologo è ripreso a metà degli anni 50 quando ricercatori come Ekman, Friesen, Ellsworth, Izard, svilupparono il cosiddetto Programma Espressione Facciale, ovvero un insieme di teorie e metodi volti ad evidenziare la prima teoria di Darwin.

Qual è la tesi? Che dietro alle emozioni provate dall’uomo ci sia un numero di programmi neurofisiologici che ne determinano l’universalità. Sostanzialmente, indipendente dalla zona geografica di provenienza, ogni persona prova una serie di emozioni a cui sono associati dei segnali che appaiono sul nostro volto che, se decodificati, possono comunicarci stati d’animo, opinioni, menzogne o verità.

In questo articolo analizzeremo una componente della comunicazione non verbale: l’analisi delle espressioni facciali e delle emozioni connesse.

Cosa sono le emozioni?

Per emozione intendiamo una risposta ad uno stimolo, interno o esterno, che provoca cambiamenti a diversi livelli: fisiologico, con dei mutamenti veri e propri come l’aumento del battito cardiaco o della pressione arteriosa; comportamentale, ovvero il cambiamento della postura, del tono della voce, delle espressioni facciali.

La teoria evolutiva ci dice che le emozioni svolgono una funzione adattiva: permettere alle persone di reagire ad una risposta immediata a stimoli interni, esterni, naturali o appresi consentendo in questo modo la sopravvivenza; soprattutto per i nostri primissimi antenati. Nel nostro caso, nel mondo contemporaneo, è importante sottolinearne anche la componente relazionale che ci permette di comunicare agli altri individui e quella di autoregolazione per una comprensione consapevole del proprio stato emotivo.

Ma di che emozioni stiamo parlando? Secondo Ekman (1983) ereditiamo dai nostri antenati le cosiddette emozioni primarie individuabili in: 

sorpresa

paura

rabbia

disgusto

gioia

tristezza

Da queste emozioni nascono le emozioni secondarie, derivazione che porta ad una mutazione di uno stato d’animo di un’emozione primaria.

Espressioni del viso: come utilizzarle concretamente nella vita quotidiana?

Come per qualsiasi segnale non verbale è importante leggere il contesto e non lasciarsi letteralmente ingannare dai primi segnali. 

Banalmente: in fase di colloquio il selezionatore chiede alla persona per che motivo voglia cambiare luogo di lavoro. L’intervistato comincia a rispondere toccandosi il naso. Sta mentendo? No. Non funziona esattamente così. Questo segnale, insieme a tutti gli innumerevoli aspetti, deve essere analizzato da una base di partenza ed essere approfondito con altre domande. 

Solo andando in profondità possiamo ottenere le informazioni sulla persona: sta mentendo o dice il vero relativamente a quell’esperienza? Che emozioni emergono trattando di quel tema o quella persona o quel periodo? Rabbia, gioia, tristezza? E le emozioni che emergono sono coerenti con le parole dette? 

“Si trova a suo agio a comunicare in pubblico?” “Certamente, mi è capitato di farlo spesso nei lavori precedenti”. Dietro a queste parole ci sono messaggi istantanei che il volto e il corpo mandano in continuazione.

Un’espressione facciale, più segnali, mille emozioni!

 

Nel volto di ognuno di noi sono raccolti ben 3 differenti tipologie di segnali che regolano consapevolmente (per pochi) e inconsapevolmente (per molti) le interazioni:

 

i segnali statici;

i segnali lenti;

i segnali rapidi.

 

  • I segnali statici si riferiscono a quelle caratteristiche del volto che non cambiano nel tempo, come la nostra struttura ossea, le masse di tessuto e tutto ciò che appartiene, quindi, alla nostra conformazione del volto.
  • I segnali lenti sono le rughe, i cambiamenti della pelle, ossia tutti quei cambiamenti del volto che si presentano con il passare del tempo, determinando delle modifiche permanenti sul volto.
  • I segnali rapidi sono variazioni della configurazione del volto dovute all’attività neuromuscolare, che determinano le vere e proprie espressioni del volto dovute ai cambiamenti d’aspetto della fronte, delle sopracciglia, degli occhi, della bocca e delle labbra. I segnali rapidi sono movimenti che di regola hanno una breve durata, generalmente tra i 250 millesimi di secondo e i 5 secondi.

Capiamo bene che riguardo la nostra conformazione del volto c’è poco da discutere, è genetica e perciò non ci possiamo fare niente. I segnali lenti, quindi rughe, cambiamenti della pelle, possono già darci qualche informazione in più della persona come l’età, lo stile di vita, il ceto sociale. È abbastanza chiaro, comunque, che i segnali che più ci interessano sono quelli rapidi; quei segnali che compaiono centinaia di volte ogni giorno nel nostro volto quando interagiamo con gli altri, al telefono, in una sala d’attesa, sulla metro o in treno, mentre siamo a casa da soli ma i nostri pensieri viaggiano veloci. Grazie a questi, possiamo apprendere come regolare le nostre relazioni con gli altri e aumentare le nostre competenze comunicative. Quale può essere il risultato? Migliori relazioni!

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